domenica 27 gennaio 2013

RETROSPECTIVE: Happy Birthday, Lima City !


Ecco il nostro servizio sul 478esimo anniversario della fondazione della città di Lima, proposto senza successo alla redazione di The Post Internazionale:


I colori vivaci dei costumi tradizionali dei danzatori sulla plaza San Martin si mischiano e si confondono come chiazze sulla tavolozza di un pittore impressionista. Flauti andini, canti in lingua quechua e aymara, venditori che offrono ghiaccioli in spagnolo, bottiglie di Pisco Sour, il cocktail nazionale, che girano tra limeños e stranieri in un clima di baldoria chiassosa. Questo non è che uno dei tanti luoghi dove si celebra la festa per l’anniversario della fondazione di Lima, eretta dal conquistador spagnolo Francisco Pizarro Cortés il 18 gennaio 1535.

Per un momento gli abitanti di Lima cercano di non pensare ai numerosi problemi di questa città e di unirsi in una festa all’insegna dell’identità municipale. Le contraddizioni insite nella celebrazione dell’anniversario, che porta marcato a fuoco il segno del passaggio dei colonizzatori europei, non sono state affatto dimenticate, ma i limeños si sforzano piuttosto di affrontarle con quell’ottimismo incrollabile che costituisce una caratteristica così peculiare del popolo peruviano.

Celebrations on Plaza San Martin -  click on the picture to see the entire photogallery
                                 
Con un gesto dal considerevole valore simbolico, il sindaco di centrosinistra di Lima, alcaldesa Susana Villaràn, ha aperto le celebrazioni il 17 gennaio consegnando una targa di riconoscimento al presidente della comunità quechua peruviana, quella che parla ancora la lingua dell’antica civiltà Inca, a sottolineare che la città non scorda il suo passato pre-coloniale. «Lima esiste così come la vediamo da 478 anni, ma non bisogna dimenticare che nell’area dove sarebbe poi stata edificata la città erano presenti insediamenti urbani da millenni», dice Enrique Paolo, graphic designer di 31 anni e attivista impegnato nell’affermazione delle identità indigene della città. «I quechuahablantes, ovvero i peruviani che parlano il quechua, non sono una minoranza etnica ma una vera e propria popolazione. É per questo che il nostro sindaco, la luchadora social Villaràn, ha voluto commemorare la Lima originaria e rendere omaggio alla comunità autoctona della capitale».

La città di Lima conta oggi più di otto milioni di abitanti che costituiscono quasi il 30 per cento della popolazione dell’intero Perù. In un Paese che ha il 45 per cento di abitanti di etnia quechua o aymara e solo il 15 per cento di bianchi, molti club e discoteche della capitale praticano ancora la discriminazione all’entrata nei confronti della popolazione indigena o mestiza (mulatta). Famoso è il caso del Café del Mar, la discoteca più in voga della città posseduta dal celebre calciatore del Bayern Monaco e icona peruviana Claudio Pizarro. Dopo numerose denunce per razzismo, fu chiusa temporaneamente nel 2007 per aver più volte impedito l’ingresso a clienti meticci.

Come spiega Illariy Ortiz, studentessa universitaria 23enne di fotografia di ascendenza svedese e quechua, le cause della discriminazione nei confronti della popolazione indigena sono da ricondursi all’immigrazione esponenziale verso Lima da parte della gente della Selva, la foresta amazzonica che occupa tutta la parte Est del Perù: «Negli anni Ottanta sono stati due i fattori che hanno portato alla rivoluzione demografica della capitale: da una parte l’attività terroristica della guerriglia maoista di Sendero Luminoso, che compiva le sue azioni dimostrative nelle zone rurali e aveva come campi base dei villaggi nella foresta. Migliaia di peruviani terrorizzati hanno preferito prendere quello che avevano e trasferirsi a Lima piuttosto che restare a casa e vivere nella paura. 

Dall’altra parte, le politiche economiche disastrose del presidente di allora Alan Garcìa causarono una spaventosa inflazione e fecero aumentare la percentuale di poveri del 13 per cento causando un’emigrazione di massa dalle campagne alla città. Tutto ciò è stato estremamente difficile da accettare per i limeños, che si sono visti sommergere da una vera e propria ondata di indigenti, numerosi dei quali, come spesso accade in questi casi, erano costretti a dedicarsi all’illegalità per sbarcare il lunario. I cittadini della capitale hanno reagito inizialmente chiudendosi a guscio, e compiendo la facile equazione criminale = indigeno = razza inferiore».

Negli ultimi anni, tuttavia, il dato razziale sta lasciando spazio a quello economico nella stratificazione sociale. L’elezione del primo presidente indigeno Alberto Toledo nel 2001, ha senz’altro giovato in questo senso, contribuendo ad abbattere numerosi pregiudizi antropologici sulla popolazione indigena. «Un po’ come in tutto il resto del mondo, oggi la reputazione sociale e di conseguenza la discriminazione a Lima avvengono su base di classe. Quegli indigeni, e soprattutto quei mestizos (incroci di bianchi e nativi) che riescono a fare carriera ed accumulare ricchezze ricevono ormai un trattamento uguale a quello dei bianchi. Quelli che non riescono a trovare un’occupazione e vivono d’espedienti, restano invece ai margini della scala sociale», spiega Illariy.

Così mentre nei pueblos jovenes, le baraccopoli all’estrema periferia della capitale, i nullatenenti si sforzano di tirare su nuove chozas, squallide baracche di stuoia e fango, e nel quartiere affaristico di San Isidro facoltosi broker finanziari trasformano numeri astratti in denaro contante come in un rito messianico, milioni di limeños comuni affollano le piazze del centro per celebrare il compleanno della loro amata città. Eccitati, ubriachi, inguaribilmente ottimisti.

martedì 22 gennaio 2013

First Impressions of Earth


I primi tre giorni in terra sudamericana li abbiamo trascorsi a Lima.

E' stata un'esperienza grandiosa, a dispetto di quanti ci avevano ammonito sul fatto che questa città enorme fosse priva di interesse e anche pericolosa.

E' vero, siamo stati molto fortunati. La ragazza che ci ha ospitato, Illariy, si è rivelata essere una persona fantastica. Con la sua passione per le foto, la voglia di conoscere gente e di dare tutto l'aiuto possibile ci ha dato veramente una grossa mano ad integrarci nella mentalità 'limena'.

a resume of our adventures in Lima (English)

Il primo giorno l'abbiamo passato in Plaza San Martìn, dove si svolgevano le celebrazioni per il 478o anniversario della fondazione della città. C'era tanta gente nei costumi tradizionali, canti in lingua quecha, balli tipici e tantissimi ragazzi che si sono avventati su Angie per avere l'onore di tomarse una foto con la rubia, farsi una foto con la bionda, merce rara da queste parti a quanto pare!!

Dopo aver scolato numerose birre con un flautista proveniente dalla Sierra, la parte andina del Perù, ci siamo trasferiti a casa di Illariy, un piccolo loft nel quartiere di Barranco. Per dare un'idea, il quartiere è un po' come il Pigneto di Roma, solo che molto più centrale rispetto alla città, e soprattutto, sul mare.

Poiché era sabato, Illariy ci ha invitato subito a uscire con lei e i suoi amici, e ci siamo ritrovati in un locale rock di Miraflores, dove abbiamo ascoltato musica fino all'alba, bevuto svariate cholas, le birre del luogo, e discusso delle differenze tra le nostre vite e quelle dei giovani qui con i simpatici amici di Illa - non so bene come, ma pare che riesca già a esprimermi discretamente in spagnolo.

Il giorno dopo è stato dedicato al riposo, abbiamo offerto un ristorante di pesce alla nostra ospite e abbiamo mangiato dei saporiti piatti tipici come il ceviche, un misto di frutti di mare al limone e peperonicino, e il tiradito, di cui il mio occhio non ha capito molto la consistenza ma il palato ha apprezzato il risultato. Nel pomeriggio abbiamo dormicchiato nel salone di Illariy per riprenderci dal jet-lag non ancora smaltito, facendoci cullare dai caldi raggi del sole che passavano dai finestroni aperti.

Ieri pensavamo di partire, ma l'atmosfera di Lima ci era piaciuta talmente, e avevamo visitato così poco in realtà, che abbiamo deciso di stare un altro giorno, con il placet della nostra amiga peruana. Così abbiamo pranzato sul lungomare con un'altra ragazza conosciuta sul sito di couchsurging, Vanessa, una giornalista che ci ha raccontato tanti aneddoti interessanti sulla cultura peruviana che senz'altro approfondirò in un prossimo articolo.

Nel pomeriggio siamo andati nel centro storico. Ci siamo spostati tutto il giorno in combi, dei minibus pa-zze-schi tutti colorati che ai miei occhi inesperti di America latina hanno fatto subito pensare a Cuba. Porte sempre aperte per imbarcare più gente possibile, addetto all'imbarco che strilla per informare i pedoni sulla direzione del bus e sul numero di posti liberi all'interno (che secondo lui sono sempre cento volte superiori alla realtà), ritmi di cumbia che si propagano senza sosta dagli altoparlanti scassati, guida mortale da parte degli autisti, che non conoscono strisce, né semafori, né freni, e sembrano utilizzare il clacson per significare qualsiasi cosa.

Il centro di Lima offre dei bei monumenti coloniali in stile barocco, come la cattedrale, il palazzo dell'arcivescovo e il monastero di san Francesco, però è stato perderci nelle viuzze e farci aiutare dai sorridenti e molto disponibili abitanti della città che ha reso effervescente la nostra giornata. 
Abbiamo concluso in bellezza in un ristorante spartano, dove ci siamo ingozzati di delizie vegetariane del tutto incomprensibili - tra l'altro, abbiamo deciso che i succhi di frutta fresca peruviani spaccano.

Adesso prendiamo un torpedone alla stazione e ci dirigiamo 250km a sud, nella cittadina di Paracas.

sabato 19 gennaio 2013

A Day in the Sky



Dopo 14300 km di volo e 15 ore e mezza di viaggio, siamo giunti in quel di Lima.

Il tragitto, con scalo frettoloso ad Atlanta negli Stati Uniti, è stato per noi un'esperienza nuova, giacché mai avevamo compiuto un volo intercontinentale.
All'arrivo abbiamo ricevuto una piacevole sorpresa: il gestore di una pensione a cui avevamo mandato una mail all'ultimo minuto, senza nemmeno ricevere la conferma, si è presentato con un simpatico cartello "Welcome Angélique" all'aeroporto, e ci ha portato fino a casa sua... SMOOTH!





Alcune sensazioni che ci sono rimaste negli occhi in questa giornata sopra le nuvole:
i tanti piccoli centri orribili della Georgia industriale; gli innumerevoli campi da football sorvolati durante la discesa; la metallica immensità dell'aeroporto di Atlanta, dove aerei sfrecciano di continuo su altri aerei impegnati in lunghe manovre al suolo, e dove la metro interna al terminal sembra estendersi per più chilometri che quella della città di Roma; gli addetti alla sicurezza e al controllo dei passaporti nello scalo americano, tutti molto gentili e tutti neri di pelle; l'atterraggio all'aeroporto di Lima, che dista pochi metri dal mare e ci ha regalato una discesa emozionante sull'acqua; infine l'austerità nazionalista di Plaza Dos de Mayo, piazza costruita per celebrare una vittoria dell'esercito peruviano su quello spagnolo nel 1866 e nostra prima veduta della città dalla macchina.

Ci siamo, finalmente. Eccoci a casa, dall'altra parte del mondo.

giovedì 17 gennaio 2013

3..2..1.. Go!


Ci siamo.
Dopo mesi di infinite conferenze telefoniche via Skype Roma-Foresta delle Ardenne belghe; beghe amministrative; raccatto selvaggio di aggeggi potenzialmente utili a destra e manca; Lonely Planet divorate; centinaia di messaggi inviati dall'altra parte del mondo..


... tra poche ore prendiamo l'aereo che ci porterà da Bruxelles alla nostra prima tappa: Lima, Perù centrale.

Vi lasciamo con un abbraccio forte, e ci mettiamo a Rotolare Verso Sud.